…tra il 1800 ed il 1850, un agronomo di nome Ridolfi stava operando per portare innovazioni e miglioramenti in ambito agricolo. Va detto che in quel periodo si stava affermando sempre più il metodo scientifico e Ridolfi voleva apportare miglioramenti all’aratro in modo da ottenere una più efficace azione sul terreno attraverso l’aratura.

Apportando alcune modifiche all’aratro che permettessero una maggiore profondità nella lavorazione del suolo ed un più efficace Ridolfi si rivolse poi ad alcuni agricoltori chiedendo loro di provare il nuovo tipo di aratro.

Dopo il periodo di prova ritornò da loro e questi gli riferirono che sì, effettivamente il nuovo attrezzo lavorava il terreno più in profondità, ma che comunque non erano soddisfatti perché i buoi alla sera erano molto più stanchi.
Oltre al fatto di vedere gli animali sofferenti, il problema era che questi avevano molto più appetito avendo consumato più energia per riuscire a trainare il nuovo aratro.
Il nuovo tipo di aratro che arava il terreno più in profondità richiedeva uno sforzo maggiore per essere trainato. Di conseguenza i contadini riferirono che si sarebbe consumata più energia di quella prodotta.

Questa nuova variabile introdotta provocava uno squilibrio tra energia consumata e produzione. Il foraggio prodotto all’interno dell’azienda non sarebbe stato sufficiente a sfamare gli animali rendendo necessario un approvvigionamento esterno di materie prime. In poche parole si sarebbero rotti gli equilibri.

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